Thursday, August 8, 2013

Avresti almeno dovuto avere la decenza di lasciarmi il mio cuore quando hai deciso di andartene. Ma, in fondo, te ne sei andato: che cazzo di decenza avrei mai potuto pretendere da te.

Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E’ lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non si ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare.  - A. B. 

Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E’ lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non si ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare.  - A. B. 

Adele - One and only (di Vittorio Vacchiano)

Wednesday, August 7, 2013
Io sono nel vostro sangue e nella vostra anima; io mi sento in ogni palpito delle vostre arterie; io non vi tocco eppure mi mescolo con voi come se vi tenessi di continuo tra le mie braccia, su la mia bocca, sul mio cuore. Io vi amo e voi mi amate; e questo dura da secoli, durerà nei secoli, per sempre. Accanto a voi, vivendo di voi, ho il sentimento dell’infinito, il sentimento dell’eterno. Io vi amo e voi mi amate. Gabriele D’Annunzio
Tuesday, August 6, 2013

4 Non Blondes - What’s Up (di 4NonBlondesVEVO)

Monday, August 5, 2013

Come sono brutti i numeri

quando segnano gli attimi che separano invece di segnare quelli che uniscono.

Secondo me alla fine siamo tutte uguali. Abbiamo tutte un pupazzo che da piccole ci portavamo ovunque, abbiamo tutte un cartone animato preferito e una merenda speciale, qualcosa da mangiare che ci fa ripensare a un passato dolce. Abbiamo tutte troppi smalti, o troppe creme, o troppe speranze, ma mai abbastanza. Non ci basta mai niente, tranne un po’ d’amore. Siamo scontrose e gentili, siamo acide e accomodanti, siamo in mille modi, e questo un po’ mi terrorizza, perché poi alla fine siamo tutte uguali, abbiamo facce diverse, passati diversi, famiglie diverse, ma il risultato non cambia: sogniamo di essere speciali per qualcuno, e cerchiamo disperatamente qualcuno che sia speciale per noi. Soprattutto la seconda: senza voler bene a qualcuno risulta tutto immensamente difficile. Se non ci amano ce la facciamo, ma senza amare è il caos. Forse mi sbaglio, forse poi c’è chi cerca ben altro, tra di noi, ma io penso questo. Penso che anche le più fragili, quando sanno cosa vogliono, tirino fuori una forza inaspettata. Penso che anche le più forti a volte piangano, penso che molte di noi non riescano ad abbracciare solo perché hanno ricevuto pochi abbracci e non sanno come si fa a darli. Penso che anche le più ciniche e fredde siano state romantiche una volta o due, e che per quella volta o due si malediranno per sempre, ma non possono smettere di pensarci. Penso che siamo tutte uguali, quelle sicure di sé, quelle timide, quelle spavalde, quelle incazzate, quelle serene, quelle silenziose, quelle casiniste: tutte uguali, perché unite dallo stesso desiderio: essere diverse. Susanna Casciani (via nurdeimieiocchi)

Dovevano dirmelo che a perdere la testa per lui ci avrei rimesso anche il corpo, l’anima e il cuore.

Never- All The Luck In The World (di Mark Murray)

Noi non ci siamo.
Noi, tra queste pagine, non ci siamo.
Noi tra queste pagine, lenzuola vergini di un letto già tradito, non ci siamo.
Perché se ci fossimo, se solo noi fossimo scritti nero su bianco, dovremmo ammettere che siamo, che un noi esiste. 
E non ce lo possiamo permettere, perché vorrebbe dire che stiamo evitando qualcosa. E farebbe molto male non ammetterlo, ma ancora di più farlo.
Noi lo sappiamo, anzi meglio ancora crediamo di saperlo, ma non sappiamo nulla. 
Noi siamo a metà di una strada, troppo avanti per negarci, ma troppo indietro per non averci.
E tutti i buoni motivi per concederci nemmeno possono bastare, perché non reggono il confronto con le regole, quelle che ci hanno insegnato. Noi siamo sbagliati, noi non rientriamo nelle categorie. E se sono andate bene per chi ce le ha insegnate perché non dovrebbero andare bene per noi. Quindi siamo noi ad essere sbagliati, eppure sembra così bello quello che c’è tra noi che difficilmente crediamo che possa essere tanto errato. 
Noi non sappiamo ne se volerlo è la cosa giusta, ne se è quella sbagliata. 
Sappiamo che lo desideriamo, solo che non sappiamo se facciamo bene o male.
Anche perché non vogliamo ferirci, ancora, e poi di nuovo e poi ancora per l’ennesima volta. 

E allora rimaniamo in attesa, lì fermi ad aspettare un segnale, che poi non è detto che sappiamo riconoscere. Che sarà mai poi sto’ segnale. E non sappiamo riconoscere nemmeno l’attesa. Che non è quella di quando stai ferma e aspetti che il mondo passi, ma è quella che mentre tu vivi, ti alzi la mattina mangi e vivi, sta lì insieme a te. E nel frattempo che aspetti che il segnale arrivi, passa il tempo, proprio quello che tu vorresti passare con noi, ed infine, subdola e silenziosa arriva lei, infima ed irritante: la confusione. 

Noi non ci siamo.

Noi, tra queste pagine, non ci siamo.

Noi tra queste pagine, lenzuola vergini di un letto già tradito, non ci siamo.

Perché se ci fossimo, se solo noi fossimo scritti nero su bianco, dovremmo ammettere che siamo, che un noi esiste.

E non ce lo possiamo permettere, perché vorrebbe dire che stiamo evitando qualcosa. E farebbe molto male non ammetterlo, ma ancora di più farlo.

Noi lo sappiamo, anzi meglio ancora crediamo di saperlo, ma non sappiamo nulla.

Noi siamo a metà di una strada, troppo avanti per negarci, ma troppo indietro per non averci.

E tutti i buoni motivi per concederci nemmeno possono bastare, perché non reggono il confronto con le regole, quelle che ci hanno insegnato. Noi siamo sbagliati, noi non rientriamo nelle categorie. E se sono andate bene per chi ce le ha insegnate perché non dovrebbero andare bene per noi. Quindi siamo noi ad essere sbagliati, eppure sembra così bello quello che c’è tra noi che difficilmente crediamo che possa essere tanto errato.

Noi non sappiamo ne se volerlo è la cosa giusta, ne se è quella sbagliata.

Sappiamo che lo desideriamo, solo che non sappiamo se facciamo bene o male.

Anche perché non vogliamo ferirci, ancora, e poi di nuovo e poi ancora per l’ennesima volta.

E allora rimaniamo in attesa, lì fermi ad aspettare un segnale, che poi non è detto che sappiamo riconoscere. Che sarà mai poi sto’ segnale. E non sappiamo riconoscere nemmeno l’attesa. Che non è quella di quando stai ferma e aspetti che il mondo passi, ma è quella che mentre tu vivi, ti alzi la mattina mangi e vivi, sta lì insieme a te. E nel frattempo che aspetti che il segnale arrivi, passa il tempo, proprio quello che tu vorresti passare con noi, ed infine, subdola e silenziosa arriva lei, infima ed irritante: la confusione.